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Come vendere in modo legale la propria arte.

Sei un artista e vorresti vendere le tue opere ma  non sai come comportarti dal punto di vista fiscale?

Se ti stai chiedendo come gestire la compravendita senza infrangere la legge in quest’articolo cercherò di chiarire tutti gli aspetti legali affinché tu possa vendere le tue opere con la sicurezza di non diventare un evasore fiscale.

Prima di tutto devi sapere che in Italia non c’è l’obbligo di censire le proprie opere.Tutti coloro che vogliono vendere le proprie opere il cui valore commerciale è piuttosto contenuto, non hanno alcun obbligo di censimento in alcun registro pubblico- SIAE compresa. L’obbligo di censimento infatti riguarda “cose antiche o usate” di un certo “interesse storico” e che comunque abbiano un certo valore. Le opere per cui è obbligatorio il censimento sono opere appartenenti a ben 15 categorie diverse (es. reperti archeologici, elementi di monumenti, ecc.) aventi più di 50 anni e non appartenenti all’autore e/o con valore superiore a 139.794,00 Euro.

Adesso facciamo una riflessione sulle partite IVA  e tutto ciò che riguarda la possibilità di cessione di beni-nel nostro caso delle opere d’arte da noi create.

La domanda che si pone molto spesso un artista alle prime armi è la seguente: se vendo la mia opera e guadagno del denaro sono obbligato ad aprire partita IVA?

Per rispondere a questa domanda bisogna analizzare bene il D.P.R. 633/72 cominciando proprio con la definizione di IVA:

“imposta sul valore aggiunto si applica sulle cessioni di beni e le prestazioni di servizi effettuate nel territorio dello Stato nell’esercizio di imprese o nell’esercizio di arti e professioni e sulle importazioni da chiunque effettuate”

Detto questo, il fatto di occuparsi di “cessione di beni”, fa intendere che il pittore che vende il suo quadro è una persona soggetta ad IVA, ma andiamo avanti con il D.P.R. 633/72:

Art. 5 - Esercizio di arti e professioni

1Per esercizio di arti e professioni si intende l’esercizio per professione abituale, ancorché non esclusiva, di qualsiasi attività di lavoro autonomo ..

Tutto è focalizzato in questo Articolo 5 dove è specificato che siamo parte in causa se “l’esercizio della nostra professione è abituale”. 

A questo punto un artista deve chiedersi se la vendita delle proprie opere è da considerarsi un’attività abituale oppure è soltanto un hobby,un attività sporadica. Per intenderci meglio-ci sono svariati artisti che come attività primaria svolgono altri lavori e solo saltuariamente “producono”e vendono le loro opere-in questo caso possiamo definirli come “hobby”.

In questo caso la loro attività di vendita non è abituale, di riflesso è una “attività di lavoro occasionale”. Ma per le leggi italiane cosa si intende per lavoro occasionale? Ce lo spiega la Legge 14 febbraio 2003, n. 30:

Art. 4. –  Delega al Governo in materia di disciplina delle tipologie di lavoro a chiamata, temporaneo, coordinato e continuativo, occasionale, accessorio e a prestazioni ripartite

1. Il Governo è delegato ad adottare …  uno o più decreti legislativi recanti disposizioni volte alla disciplina … delle tipologie di lavoro a chiamata, temporaneo, coordinato e continuativo, occasionale….

c) con riferimento alle collaborazioni coordinate e continuative:

2. differenziazione rispetto ai rapporti di lavoro meramente occasionali, intendendosi per tali i rapporti di durata complessiva non superiore a trenta giorni nel corso dell’anno solare con lo stesso committente, salvo che il compenso complessivo per lo svolgimento della prestazione sia superiore a 5.000 euro;

Riassumendo, non si ha obbligo di apertura della partita IVA se l’attività di vendita delle nostre opere è un lavoro occasionale per il quale non superiamo compensi annuali per euro 5.000 oppure ha una durata, in un anno solare, inferiore a 30 giorni.

Qualora poi le vendite superano le cifre indicate sarà opportuno contattare un commercialista per l’apertura della partita IVA ed il disbrigo delle pratiche.

Come dichiarare i guadagni delle vendite?

Il fatto che un artista non è tenuto alla iscrizione SIAE  o altri registri e non ha l’obbligo di apertura della patita Iva per poter vendere le sue opere non vuol dire che possiamo cedere senza alcuna documentazione le nostre opere.

Gli artisti devono rilasciare un documento che attesta la cessione del bene ed il corrispettivo incassato per poi presentare tale documento in sede di denuncia dei redditi. 

Come si rilascia la ricevuta per la vendita dell’opera.

Semplicemente basta acquistare in cartoleria un blocco ricevute con numeri progressivi (in mancanza scriviamo noi il numero) che dobbiamo compilare ad ogni vendita specificando i nostri dati (incluso il codice fiscale), il tipo di bene venduto (ad esempio “olio su tela 100x120cm– titolo dell’opera”) ed il prezzo. Nel caso il cliente richieda fattura dobbiamo indicare i dati fiscali del richiedente (ragione sociale, indirizzo legale e partita IVA).

Le ricevute provenienti dall’attività occasionale dovranno essere allegate alla propria dichiarazione dei redditi annua.

In questo articolo abbiamo spiegato come vendere le proprie opere non avendo una partita IVA.

Va aggiunto che è molto utile,oltre al documento di vendita,rilasciare anche un documento-certificato di unicità che oltre a documentare paternità dell’opera-protegge stessa dagli eventuali falsi non autorizzati.

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